MA NON E’ L’ITALIA IL PAESE DELLE MERAVIGLIE?

Fosse in vita Lewiss Carrol, autore di “Le avventure di Alice nel Paese delle Meraviglie”, certamente vivendo tra noi altri avrebbe, oggi concepito e scritto un altro racconto solo sostituendo luoghi,  personaggi e cose. Alice, inseguendo un Biancoconiglio in una tana, precipita in un mondo surreale dove incontra creature bizzarre (il cappellaio matto, la lepre marzolina, lo stregatto) ed   affronta situazioni illogiche e mutevoli fino a partecipare al processo della Regina di Cuori, per risvegliarsi poi prendendo coscienza che era tutto un sogno: un’avventura che simboleggia il passaggio dalla realtà infantile all’età adulta.

Mutatis mutandis, onde evitare equivoci di sorta l’espressione implica che bisogna tener conto dei cambiamenti intervenuti in alcuni particolari e fatte le dovute distinzioni tra tempi, modalità e circostanze, non è per niente azzardato  ipotizzare che Lewiss  Carroll avrebbe potuto scrivere un altro romanzo ispirandosi ai nostri tempi ed alla nostra classe politica,  inventando quindi un mondo altrettanto immaginifico senza neppure dover fare lo sforzo, per crearlo, di attingere ispirazione dalla propria straordinaria fantasia.

Riflettiamo un attimo: non è forse la nostra Italia il Paese delle Meraviglie? Non abbiamo anche noi la Regina di Cuori? Non abbondano forse tra la pletora dei nostri parlamentari gli stregatti, i cappellani matti, i brucaliffi, i millantatori, i fanfaroni…ma certo abbiamo anche di più e meglio.

Ci manca solo un Lewiss Carrol che affondi la penna ed attraverso le sue allegorie metta in luce logiche e convenzioni sociali che in verità appaiono strane ed assurde.    
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Il 22 e 23 di marzo gli italiani si dovranno esprimere su una riforma della Costituzione che, in tema di organizzazione della magistratura, introdurrebbe la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri. Sembra una bazzecola, ma un Si o un No hanno un significato profondo: confermare o respingere il dettato costituzionale che a tutt’oggi, bene o male, ha garantito l’autonomia della magistratura.

Ci troviamo pertanto non di fronte ad un referendum abrogativo bensì ad un procedimento di revisione costituzionale già approvato dal parlamento ma non con la maggioranza dei due terzi dei componenti di ciascuna camera, cosa che ha comportato, quindi, la necessità di “sentire” cosa ne pensano i cittadini.

Il referendum costituzionale non prevede un quorum partecipativo per cui il risultato è valido qualunque sia il numero degli elettori: vince il Si o il No. Balconari che avete disertato le urne toccando quasi il 50% e più dei non votanti, riflettete: siamo giunti al capolinea: regioni e comuni, in gran numero, sono governati da minoranze politiche!

SE VINCE IL NO

L’esito negativo comporterebbe l’assetto costituzionale precedente vale a dire un’unica magistratura con funzioni giudicanti e requirenti inseriti nel medesimo ordine – il Consiglio Superiore della Magistratura – rendendo priva di effetti giuridici la riforma approvata dal Parlamento. Il che però non esclude che la separazione delle carriere ed i meccanismi di autogoverno resterebbero un argomento da valutare tenendo conto, però, della volontà espressa dall’elettorato.             

SE VINCE IL SI

 Significherebbe approvare il testo della legge costituzionale proposta e consentirne l’entrata in vigore che significherebbe due Consigli Superiori competenti rispettivamente per la carriera giudicante e per quella requirente. Unicuique suum –  significherebbe che ciascun consiglio si dovrà occupare delle nomine e delle valutazioni di professionalità dei propri adepti. 

Tutto ciò ha scatenato una bailamme indescrivibile: ognuno l’ha detto e continua a dir la sua, ma alla fin fine la verità è che questa riforma non migliora la giustizia, la sua erogazione ed i biblici tempi di attesa… anzi li intensifica !!!
L’ha incautamente ammesso anche Nordio: questa riforma non risolverà alcun problema!!!
Amici lettori riflettete: quanto sta avvenendo non è roba da poco! Tenete presente che la democrazia è come la salute; ci accorgeremo di quanto sia stata – malgrado tutto – importante dal giorno in cui i nostri antenati ce la “regalarono”.  Non possiamo mandare tutto alle ortiche per le “fantasie” dei  nostalgici di ieri e dei tornacontisti di oggi.

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