LETTERA APERTA A MARINA BERLUSCONI
La separazione delle carriere tra magistratura giudicante e requirente rischia di alterare l’equilibrio costituzionale.

Egregia Dott.ssa,

Lei ha deciso di intervenire nel dibattito pubblico sul quesito referendario riguardante la separazione delle carriere dei giudici.
Riteniamo che il suo intervento sia tardivo, inopportuno e rivolto ai destinatari sbagliati.
A pochi giorni dal voto ha ritenuto opportuno invitare i cittadini alla consapevolezza. Tuttavia questo intervento arriva quando il dibattito pubblico è ormai avviato da tempo e quando molte decisioni politiche sono già state prese senza un reale confronto democratico.
Un tema così delicato per l’equilibrio delle istituzioni meriterebbe infatti un confronto ampio, trasparente e partecipato. Il Governo ha promosso riforme che incidono profondamente sull’equilibrio dei poteri dello Stato e sulla struttura della Repubblica. In particolare la separazione delle carriere tra magistratura giudicante e requirente rischia di alterare l’equilibrio costituzionale tra potere politico e potere giudiziario.

Il timore diffuso è che un sistema nel quale il pubblico ministero venga progressivamente isolato o posto sotto influenza dell’esecutivo possa indebolire l’autonomia della magistratura e rendere più difficile il controllo dei poteri economici e politici.
La magistratura, pur con limiti e criticità che nessuno nega, ha rappresentato nella storia repubblicana uno dei pilastri della difesa della legalità. In molte fasi difficili del Paese è stata uno strumento fondamentale per contrastare la corruzione, le infiltrazioni mafiose, le deviazioni dei poteri pubblici e gli abusi economici.
Questo ruolo di controllo ha spesso comportato tensioni tra potere politico e potere giudiziario. Tuttavia proprio questa tensione fa parte dell’equilibrio democratico previsto dalla Costituzione. La divisione dei poteri non è un ostacolo all’azione politica ma una garanzia per i cittadini.

La proposta sulla separazione delle carriere non appare isolata ma si inserisce in un contesto più ampio di riforme istituzionali promosse dall’attuale maggioranza.
Tra queste rientrano il progetto di autonomia differenziata che rischia di accentuare le disuguaglianze territoriali tra Nord e Sud del Paese  e il progetto di premierato che punta a rafforzare fortemente il potere dell’esecutivo.
Queste riforme considerate insieme sollevano interrogativi sulla tenuta dell’equilibrio costituzionale fondato sulla divisione dei poteri e sulla centralità del Parlamento.
Nel suo intervento lei invita i cittadini a votare con consapevolezza. È un invito che condividiamo. Tuttavia la consapevolezza non riguarda soltanto le riforme istituzionali ma anche la situazione sociale del Paese.
L’Italia vive da anni una fase complessa: aumentano le disuguaglianze sociali, cresce il lavoro povero, molti giovani qualificati scelgono di emigrare all’estero e le nascite diminuiscono costantemente. A tutto questo si aggiungono difficoltà economiche diffuse e un senso di insicurezza che riguarda molte famiglie.
In questo contesto molti cittadini si aspettano che il dibattito pubblico si concentri maggiormente su lavoro, diritti sociali, sicurezza sul lavoro, tutela delle retribuzioni e giustizia sociale. Senza questi elementi cresce inevitabilmente la distanza tra cittadini e istituzioni.
La fiducia nello Stato si costruisce infatti garantendo diritti, trasparenza, equità e legalità. Sono questi i pilastri che permettono a una democrazia di funzionare e di essere riconosciuta come legittima dalla comunità dei cittadini.
Le responsabilità storiche e politiche
Il tema della separazione delle carriere non nasce oggi. È stato al centro di progetti politici che negli anni hanno mirato a ridurre l’autonomia della magistratura.
Non è difficile riconoscere come alcune di queste proposte richiamino orientamenti già presenti nel cosiddetto Piano di Rinascita Democratica  della loggia massonica deviata P2 guidata da Licio Gelli. In quel progetto veniva indicata chiaramente la necessità di ridimensionare il potere della magistratura e di riorganizzare profondamente gli equilibri istituzionali della Repubblica.
Tra gli iscritti a quella loggia figuravano numerosi esponenti politici, militari e imprenditoriali, tra cui anche Silvio Berlusconi.

È un fatto storico documentato.
Negli anni successivi il tema della separazione delle carriere è stato più volte rilanciato da settori politici che hanno considerato la magistratura un ostacolo alla propria azione. Ricordare questi precedenti non significa fare polemica ma ricostruire il contesto storico e politico nel quale certe riforme vengono riproposte.
La magistratura, pur con i suoi limiti e le sue criticità, ha rappresentato in molti momenti della storia repubblicana un presidio fondamentale contro la corruzione, le infiltrazioni mafiose e gli abusi di potere.
Indebolire tale funzione di controllo rischia di favorire soprattutto chi dispone di maggiori strumenti economici e di potere.
Oggi l’Italia si trova in una fase storica segnata da grandi cambiamenti economici, sociali e geopolitici. In momenti come questi le istituzioni democratiche devono essere rafforzate e non indebolite.
Proprio per questo la Costituzione italiana continua a rappresentare un punto di riferimento fondamentale: essa stabilisce un equilibrio tra libertà individuali, diritti sociali e controllo democratico dei poteri.
Alla luce di queste considerazioni riteniamo che il referendum rappresenti un momento importante di partecipazione democratica.
La partecipazione al voto è uno degli strumenti fondamentali attraverso cui i cittadini possono esprimere la propria opinione sulle scelte che riguardano il futuro del Paese.
La Costituzione rappresenta il risultato di un lungo percorso storico costruito con il contributo e i sacrifici di milioni di cittadini.
Difendere questi principi significa difendere la democrazia.

Per questo il 22 e 23 marzo invitiamo tutte e tutti a partecipare al voto e a esprimere consapevolmente il proprio NO alla riforma.

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