IL REFERENDUM SULLA SEPARAZIONE DELLE CARRIERE DEI MAGISTRATI
La nostra Costituzione prevede che la magistratura sia un ordine indipendente dall’esecutivo a differenza di quanto accadeva sotto il fascismo. La proposta del governo prevede invece che la formazione e le carriere dei magistrati inquirenti e dei giudicanti siano separate fin dagli inizi. Prevede inoltre per i processi disciplinari degli stessi un’Alta Corte di disciplina composta da 15 membri di cui 6 laici e 9 togati

Il tema della separazione delle carriere dei magistrati che, dai tempi di Berlusconi, è al centro dei programmi di Forza Italia, è ora parte della riforma costituzionale approvata in Parlamento dalla maggioranza di governo il 30 ottobre 2025, recante il titolo “Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare”. Essendo una riforma costituzionale, e non essendoci stata in Parlamento la maggioranza dei due terzi prevista dalla legge, la parola passa ai cittadini col Referendum del 22/23 marzo 2026.
La nostra Costituzione, nata dopo il periodo fascista, prevede che la Magistratura sia un ordine indipendente dall’esecutivo, anche per quanto riguarda il Pubblico ministero, a differenza di quanto avveniva sotto il Fascismo. La proposta del Governo prevede invece che la formazione e le carriere dei magistrati inquirenti e dei magistrati giudicanti siano separate fin dagli inizi, e che si creino due Consigli Superiori della Magistratura che controllino le carriere a seconda dell’appartenenza, al posto dell’unico attuale. Prevede inoltre, per i processi disciplinari nei confronti dei magistrati, un’Alta Corte di disciplina, composta da 15 membri, di cui 6 laici e 9 togati. Trattandosi di un referendum costituzionale, perché la consultazione sia valida, non è necessario che voti più del 50 per cento degli aventi diritto, ma sarà sufficiente la maggioranza del “sì” o del “no” dei votanti. Il quesito referendario è così tecnicamente complesso che, per la grande maggioranza dei cittadini, sarà necessario rapportarsi ai commenti e alle scelte operate dai partiti di riferimento. I punti essenziali del quesito referendario riguardano più articoli della Costituzione:

  • separazione delle carriere dei magistrati;
    Il Sì prevede la separazione delle carriere tra magistratura requirente (il pubblico ministero) e giudicante per garantire l’imparzialità dei giudici che, col sistema attuale possono alternare i ruoli di accusa e giudizio, creando potenziali conflitti di interesse. Vero è che questo negli ultimi anni ha riguardato una percentuale irrilevante dei giudici.
    Votando SÌ i magistrati saranno obbligati a scegliere una delle due funzioni all’inizio della carriera, mantenendola per tutta la vita professionale e seguiranno percorsi formativi differenti.
  • riforma del Csm
    Chi vota Sì intende modificare il funzionamento del Csm, il Consiglio superiore della magistratura, che è l’organo di autogoverno dei magistrati, ne regola la carriera ed è anche l’organo disciplinare, istituendo due Consigli separati per i magistrati requirenti e per i magistrati giudicanti.
    Oggi le carriere sono decise dalle correnti (di destra, di sinistra o indipendenti), cui i magistrati fanno riferimento; votando Sì, si eliminerebbe il potere delle correnti nella scelta dei membri del Csm, istituendo due Consigli separati formati per due terzi da membri togati estratti a sorte tra i giudici appartenenti ad ognuna delle due carriere, e per il restante terzo da membri laici designati dal Parlamento. Il Presidente di ciascun Csm sarà il Presidente della Repubblica.
  • valutazione dei magistrati
    La valutazione della professionalità e delle competenze dei magistrati è oggi affidata al Csm, e solo i magistrati hanno potere decisionale. Chi sceglie il Sì ritiene che ci sia una sorta di commistione tra chi valuta e chi è valutato, fattore che comprometterebbe l’imparzialità del giudizio.
    Votando Sì, si consente anche ai membri laici (non magistrati) di partecipare alla valutazione dell’operato dei magistrati. Spero di aver esposto con chiarezza i termini del problema. La mia risposta al quesito referendario è NO. Non sono per principio contrario alla separazione delle carriere che è presente in molti Stati che riteniamo democratici. Ciò che mi induce a sospettare sono proprio le motivazioni addotte dalla maggioranza di governo e propagandate in televisione e giornali e soprattutto sui social: la riforma garantirebbe di più il cittadino, velocizzerebbe i tempi della giustizia, impedirebbe gli errori giudiziari /Falso/, come peraltro affermato pubblicamente dal Ministro Nordio e dall’avv. leghista Giulia Bongiorno. La riforma riguarda solo il funzionamento della Magistratura e non riguarda le carenze nell’organico dei giudici e del personale di cancelleria, che impediscono di velocizzare i tempi dei processi.

La riforma inoltre triplica il Consiglio superiore della Magistratura e dà più potere ai membri laici selezionati dalla politica: infatti, mentre la selezione dei magistrati è lasciata al caso del sorteggio, i componenti laici sono scelti dal Parlamento, prevedibilmente secondo lottizzazione dei partiti. Ma ciò che più di tutto mi ha convinto per il No è l’esortazione che il Ministro Nordio ha rivolto all’opposizione, e che si può sintetizzare così: votate la riforma perché quando sarete al governo ne trarrete vantaggio.

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