VOTARE E’ UN DOVERE CIVICO
CHI INVITA A NON VOTARE E' UN INCIVILE!

Chi ha letto fumetti come Tex o Capitan Miki ricorderà il saluto “Haug”, accompagnato dal gesto della mano alzata. Un saluto rispettoso, ma anche un segno di assenso. Così, per secoli, l’umanità è stata abituata a chinare il capo, a dire “sì” ai potenti, ai re, agli imperatori, ai capi.
Per gran parte della storia, pochi comandavano e molti obbedivano. Il potere era nelle mani di pochi privilegiati, mentre le masse, i cosiddetti “sudditi”, faticavano e combattevano. Le prime forme di partecipazione si ebbero nell’antica Grecia, dove nelle Agorà si riunivano i cittadini per decidere, ma solo uomini adulti, e comunque erano escluse donne, schiavi e stranieri.

È con la Rivoluzione Francese del 1789 che inizia una vera trasformazione: non più sudditi, ma cittadini. Non più obbedienza cieca, ma diritti e libertà. La borghesia, ispirata dai valori dell’Illuminismo, rovescia l’ordine antico. Si passa dal “voto per stato” al “voto per testa”: ogni persona conta, non più solo le classi privilegiate. Si inizia a parlare di suffragio universale, ma in forma ancora molto limitata.

In Francia il diritto di voto viene formalmente riconosciuto nel 1848, in Germania nel 1871. Ma le donne restano escluse. In Italia, dopo l’unificazione del 1861, le leggi elettorali favorivano solo i maschi ricchi e istruiti. I poveri e gli analfabeti erano esclusi. I primi tentativi di estendere il voto alle donne arrivano nei primi del ’900, ma il fascismo, salito al potere nel 1922, blocca tutto: prima introduce forme di voto plebiscitario, poi abolisce del tutto le elezioni. Le liste erano decise dal regime, e ogni dissenso veniva cancellato. Si poteva solo dire “sì” al potere. “Haug Duce!”
Solo con la Resistenza, la Liberazione e il referendum del 2 giugno 1946 l’Italia diventa una Repubblica e viene riconosciuto il diritto di voto a tutti, uomini e donne. È un passaggio fondamentale della nostra storia democratica. Da quel momento il voto non è solo un diritto, ma un dovere civico, come sancito dall’articolo 48 della Costituzione.

Oggi, però, l’astensionismo cresce. Sempre meno persone partecipano alle elezioni: in alcune occasioni vota solo il 35-60% degli aventi diritto. Questo indebolisce la democrazia e mette a rischio anche i diritti e le libertà conquistati con tanta fatica. Chi non vota per scelta personale compie un torto verso sé stesso e verso l’intera collettività.
Peggio ancora chi invita gli altri a non votare: non solo è incivile, ma alimenta una pericolosa disaffezione verso le istituzioni. E se a farlo è chi governa, allora il gesto è ancora più grave, perché mina la fiducia nel sistema democratico. Chi usa il voto solo come passerella mediatica, magari andando al seggio senza nemmeno ritirare le schede, dimostra disprezzo per il valore delle istituzioni e cerca solo applausi e visibilità.

L’8 e 9 giugno, cittadini, genitori, nonni e nonne hanno un’occasione concreta per migliorare le condizioni di vita proprie e delle future generazioni. Il voto è lo strumento più potente che abbiamo per difendere e rafforzare la giustizia sociale, i diritti dei lavoratori, la sicurezza sul lavoro.
Lasciamo stare la prosopopea che uno è libero di andare o non andare.

Se uno non coglie il valore di esprimere col voto la propria volontà, potranno esserci rabbia, delusione, quel che si vuole. Si fa solo un torto a sé e alla collettività. Mentre chi governa, verso cui si pensa di dissentire, ci possono solo godere. Attenti. Certuni possono pure auspicarlo, che vadano a votare sempre di meno.
Tanto ci penseranno loro! 
Per questo Chi ha scritto la Costituzione ha stabilito, nell’art. 48, che:

Il voto è personale, libero e segreto, ed è anche considerato un dovere civico. Un “dovere civico”? Pertanto, se uno non va a votare viene meno ad un suo dovere civico. Se uno invita a non votare è un cittadino incivile.
Se chi ci governa invita a non andare a votare tradisce ciò che rappresenta.

Se poi un Presidente del Consiglio si inventa di andare al seggio per votare ma non ritira le schede, siamo di fronte ad un comportamento incivile e beffardo. Forse cerca, nel ricordo di nostalgie di tempi passati, applausi al suo passaggio, inchini, pose fotografiche e riprese televisive.  Haug Presidente!

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