Credo che nessuno in Toscana metta in dubbio che Firenze debba essere il capoluogo della Regione. Lo stesso credo si possa dire per Milano, Torino, Venezia, Napoli o Palermo per le rispettive Regioni. Fin dal Medioevo o ancora molto prima queste città hanno costituito il centro di aggregazione di interessi economici, processi culturali, attività politiche che hanno fatto progredire il territorio su cui hanno governato.
In Calabria ciò non è accaduto. Non perché non ci siano centri urbani con una storia nobile e antica di cui farsi vanto: Cosenza, l’antica Consentia (capitale dei Bruzi che difesero la propria autonomia contro le legioni romane), Crotone, colonia greca in cui nacque e da cui si diffuse il pensiero pitagorico, la calcidese Reggio che dominava sullo stretto che divide la Calabria dalla Sicilia, e poi sul Tirreno Vibo (Hipponion per i greci). Antica è anche la storia di Nicastro e di Catanzaro: centri fortificati sorti nel Medioevo per controllare rispettivamente la Piana di S.Eufemia a ovest e la zona orientale del centro Calabria che s’affaccia sullo Ionio.
Già dal Medioevo c’erano nella Regione, che da poco aveva assunto il nome di Calabria, al posto di quello antico di Bruzio, due distinte aree: la Calabria Citeriore, nella parte nord della Calabria, che era stata governata dai Longobardi ed era soggetta al rito religioso latino; e la Calabria Ulteriore dominata da Bisanzio e soggetta al rito greco ortodosso con vescovi dipendenti dal Patriarca di Costantinopoli. Ambedue dal 1147, dopo l’unificazione normanna del meridione, costituirono due unità amministrative prima del Regno di Sicilia e poi del Regno di Napoli e del Regno delle Due Sicilie. Il fatto è che il collante tra le popolazioni è dato anche da altri elementi ugualmente importanti: la realtà geografica e la capacità di comunicazione tra gli abitanti di un territorio. La Calabria è una penisola e, tranne che per uno stretto corridoio che dalla parte ionica la collega con la Puglia, è stata per secoli difficile da raggiungere via terra sul versante tirrenico poiché il massiccio del Pollino ha sempre costituito un baluardo difficile da superare. I Greci che colonizzarono fin dall’VIII sec. a. C. il meridione della penisola italica comunicavano tra loro e con la madrepatria soprattutto via mare. I Romani, quando occuparono il meridione furono costretti a costruire una strada che collegava la Campania a Reggio Calabria lungo il Tirreno. Questa strada nel Medioevo e poi, con qualche ripristino e variante, ha costituito l’unico e difficile accesso via terra dalla parte tirrenica. Non è un caso che sono stati pochi i sovrani delle varie dinastie che si sono succedute sul trono di Napoli che si sono avventurati in un viaggio pericoloso in Calabria.
Chi è nato negli anni successivi alla seconda guerra mondiale ricorda certo la difficoltà di spostamento tra i vari paesi della Calabria e tra i borghi dell’interno ancora a quel tempo. A Nicastro, a Piazza d’Armi come allora si chiamava, c’erano diverse forge che provvedevano ai ferri di cavalli, muli e asini indispensabili al trasporto di merci e persone dai borghi del circondario al mercato del paese più grande. Solo la rivoluzione industriale della seconda metà degli anni cinquanta e degli anni sessanta ha dato l’impulso alla costruzione di nuove strade più funzionali all’uso di automobili e autocarri. E solo la costruzione del doppio binario sulla Salerno-Reggio Calabria e dell’Autostrada del Sole ha consentito di velocizzare i collegamenti col resto dell’Italia sul versante Tirrenico.
In conclusione si può affermare che le comunicazioni della Calabria col resto della penisola e le comunicazioni tra i piccoli borghi diffusi nei monti dell’Appennino sono state sempre difficili. E’ per questo che lo studioso dei dialetti calabresi sa bene quanto essi siano diversi anche tra paesi vicini e come ci siano differenze lessicali, sintattiche e di pronuncia tra la parte nord della Calabria che per secoli è rimasta sotto l’influenza politica e religiosa dei Longobardi e della Chiesa di Roma, e la parte meridionale che per secoli è stata sotto l’influenza politica e religiosa di Costantinopoli. E’ questo fattore storico e culturale che è stato determinante nelle lotte politiche che si fecero al tempo della scelta del capoluogo di Regione, del sito dell’aeroporto e dell’ubicazione dell’Università della Calabria. Per la prima volta nella storia dei calabresi la Regione poteva finalmente avere una Università come tutte le altre regioni del Paese e consentire ai suoi giovani di poter accedere alla laurea senza dover necessariamente recarsi in Università lontane con spese notevoli per le famiglie.
L’aeroporto poi favoriva gli spostamenti veloci verso il resto d’Italia e l’estero, aprendo l’orizzonte culturale dei calabresi ad altri modi di vivere, di pensare, di vestire e di mangiare. La scelta dei tre siti vide lo scontro di partiti e popolazioni per l’ubicazione.
La scelta del sito per l’aeroporto fu una scelta obbligata a causa della costituzione geografica della Calabria. La Piana di S. Eufemia è sul versante Tirrenico, è centrale nella Regione, ed è raggiungibile più facilmente per la vicinanza allo snodo fondamentale dell’Autostrada e alla Stazione ferroviaria della Salerno-Reggio Calabria. Ma poi per quanto riguarda l’ubicazione dell’Università, del Capoluogo di Regione e del Consiglio regionale prevalse la logica spartitoria, e si decise di assegnare l’Università a Cosenza, di assegnare a Catanzaro la sede della Giunta regionale e a Reggio Calabria la sede del Consiglio regionale. Forse è più corretto parlare di Calabrie e non di Calabria.





