Calabria desolata: ieri come oggi

La storia della Calabria ha inizio nel 1905, quando tra contrasti, riserve, e resistenze del governo e del parlamento era in corso il dibattito sulla legge per le regioni del mezzogiorno e sull’opportunità di estendere i provvedimenti speciali oltre che alla Basilicata ed alla città di Napoli anche all’ ultima regione dello stivale. Per l’aria che tirava probabilmente nulla sarebbe avvenuto se il 7 e l’8 settembre il buon Dio, distrattamente, non avesse “regalato” alla regione bruzia un terremoto che la squassò dal confine con la Basilicata al reggino capo Spartivento: distrutti o gravemente danneggiati 753 centri abitati tra il catanzarese ed il cosentino.

Non la faccio lunga perché all’epoca Olindo Malagodi, inviato del quotidiano “La Tribuna” nelle sue corrispondenze – una lettera al giorno per tre settimane – riuscì a portare all’attenzione nazionale il tormento di questa terra, benedetta da Dio e maledetta dagli uomini, in un alternarsi di contraddizioni tra paradisiache visioni e tragicità della vita quotidiana.
Calabria Desolata è il testo che raccoglie tutti gli scritti di Malagodi, che a parte la commozione sollevata per l’immane catastrofe provocata dal sisma, dopo gli aiuti iniziali la musica non è cambiata: interventi spot, elemosine elargite a denti stretti, assente un piano organico di interventi che desse il via allo sviluppo dell’intera regione.
E lo spartito non cambia nemmeno quando alla guida della regione, per nomination diretta dell’Olimpo politico si alternano alla guida della regione bruzia i Guarasci, Ferrara, Domijnianni, Olivo…fino a Meduri ultimo presidente per nomina governativa.
Chiaravalloti è il primo presidente eletto dal popolo calabrese (maggio 2000), ma di miracoli non se ne ha il sentore: la Calabria, desolata era e desolata rimane!!

Ciò fa dire ad Agazio Loiero governatore della Calabria (2005- 2010) la nostra regione versa in una crisi così grave – anche d’immagine – da apparire senza scampo. Per un calabrese che ama la sua terra è una vera sofferenza in questi ultimi tempi accendere la televisione o leggere i giornali. Non ci troviamo solo in presenza di quel tipo di crisi grave, testimoniata da tutti i più recenti studi, ma siamo anche demonizzati e da ultimo anche derisi. Abbiamo assunto il ruolo di attori di rilievo nei programmi di intrattenimento, nei quali tutto, dalle antiche tare che ci accompagnano al duro accento che fuoriesce dalla nostra bocca, diventa divertente fonte di ilarità nel Paese…
E giù con la miseria, fenomeno per noi non sconosciuto ma attutito dalla piccola economia autarchica delle famiglie; comuni in dissesto, inesistenza dei servizi essenziali, municipi commissariati per mafia, annaspanti aziende sanitarie, strapotere delle organizzazioni mafiose, territorio in pieno dissesto ecologico, esodo annualmente imponente di corregionali verso gli ospedali del nord, dimensione sconfortante dell’esodo.
E l’elenco potrebbe ancora continuare.
Ma al di là di tutto un concetto mi è rimasto impresso nella mente: quello della insignificanza che per ogni politico, ma anche per chicchessia, dovrebbe essere la linea guida di ciascuno: contano i fatti non le parole.

A tal proposito mi viene in mente el pibe de oro – che parlando di calcio è Maradona – ma per i fatti di casa nostra era Giuseppe Scopelliti, il niente vestito di nulla, in passato già soggetto delle nostre attenzioni per via delle sue clamorose riforme in campo sanitario e non.
Taccio su Mario Oliverio per via della sua storia giudiziaria senza fine. La cosa riguarda l’ex governatore ed i suoi accusatori. Come governatore della Regione Calabria certamente non ho motivo di apprezzarlo.
Così come non ho nulla da dire su Jole Santelli scomparsa dopo appena 241 giorni dalla sua elezione.

Mi sento invece “un core cantatore “se penso all’ultimo nostro gioiello della corona Roberto Occhiuto,
appartenente alla nobile schiatta degli Occhiuto. Il fratello Mario, oggi senatore, è stato sindaco dell’amministrazione comunale di Cosenza, della quale, però, non si dice gran chè bene.
Di Roberto ci siamo occupati già all’atto del suo insediamento nel dicembre 2022. In quella occasione ringraziammo il buon Dio per averci dato finalmente un uomo risoluto alla guida di questa regione di “smandrappati”. Per l’etimologia del termine vi rimando alla Treccani.
Ad oggi, checchè se ne dica, il suo slogan preferito – la Calabria che non ti aspetti – è da catalogare nella
politica declamata nelle manifestazione di piazza?
A suo dire il bilancio dei suoi trenta mesi è positivissimo. Non abbiamo motivo di dubitarne, però ogni altra considerazione ci porterebbe lontano dal tema che oggi intendiamo trattare. Ci riserviamo pertanto di tornare sull’argomento e se c’è da confutare lo faremo secundum alligata et probata .

Intanto la Calabria è la regione più povera della Ue con quasi la metà della popolazione a rischio povertà o esclusione sociale. A poca distanza ci sono anche la Campania, la Sicilia. Netto contrasto con il Nord Italia. Tutto ciò è risaputo, però si ignora che l’antica divisione tra Calabria Citeriore e Calabria ulteriore esiste ancora: siamo o non siamo gli unici al mondo ad avere la giunta regionale a Catanzaro e il consiglio regionale a Reggio Calabria? Le nostre cinque province hanno origini diverse a seconda della civiltà che le ha generate?
C’è stato mai uno spirito di aggregazione che ci ha unito oppure siamo andati l’un contro l’altro armati?
Non a caso, quindi il titolo di questo giornale è CALABRIE.

cenni storici

In alcune circostanze sembra che ci sia un destino che regola il nostro vivere. Per alcuni è un disegno divino, per gli scettici è solo un caso. Appartengo a quest’ultima categoria confortato dalla saggezza antica per la quale chi nasce tondo non può morire quadro.

Questo pensiero mi è girato per la testa nel momento in cui ho dovuto dare un titolo a questa nuova iniziativa editoriale che abbiamo messo in cantiere con un gruppo di amici.
CALABRIE è la testata giornalistica scelta.
Presuntuosamente, se volete. Però se è vero come è vero che la storia non inganna, ripercorrendo le svolte e le vicissitudini storiche di questo territorio, non c’è dubbio alcuno che, ieri come oggi, questa nostra regione non ha mai avuto una sua unica, precisa e condivisa identità.

Piccolo excursus storico: nel 7 d. C. Augusto imperatore divise la romana Italia in undici regioni. Fin d’allora la Calabria fu in parte della Basilicata ed in parte della provincia di Salerno, nella 3^ Regio Lucania e Bruttii.
Comincia così la nostra storia e finisce con i Giustizierati: la valle del Crati, la Terra Giordana e la Calabria, successivamente divisa nel XVI secolo in due entità distinte: la Calabria Citra e la Calabria Ultra, divise ad est dal fiume Neto ed ad ovest dal Savuto.

Nel 1806, soppresso il sistema dei Giustizierati, la Calabria restò divisa in due entità: la Citeriore a Nord e quella Ulteriore a sud, a sua volta suddivisa in Ulteriore prima ed Ulteriore seconda. Dopo la nascita del regno di Italia la Citeriore divenne la provincia di Cosenza, la Ulteriore prima quella di Catanzaro, la Ulteriore seconda quella di Reggio Calabria.

Nel 1948 con l’introduzione degli enti regionali le tre province furono unite in un’unica regione e nel 1970 le tre province, chissà per quale oscuro criterio divennero cinque.
Disegno divino, caso o … migliorative variazioni amministrative del territorio?