IL MONDO OGGI : DA GLOBALE A MULTIPOLARE
L’UE è ad una svolta: o supera la realtà di un’unione puramente economica e burocratica o è condannata all’ininfluenza. E’ necessario che l’integrazione sia anche politica oltre che economica e che si giunga ad una politica estera comune ed a una difesa integrata europea

Il titolo sintetizza una realtà geopolitica che negli ultimi trenta anni si è evoluta senza che ne fossimo pienamente consapevoli, almeno fino agli avvenimenti successivi al 2022, quando due guerre che ci riguardano da vicino (Russia-Ucraina e Israele-Palestinesi) hanno reso evidenti i nuovi equilibri strategici di cui queste guerre sono la conseguenza.
Comprendere il mondo attuale significa infatti, a mio parere, prendere le mosse dallo smembramento dell’URSS nei primi anni ’90 del secolo passato e dalla fine della cosiddetta “guerra fredda” che aveva diviso l’Europa e la stessa Germania in due: la parte orientale sotto l’egemonia dell’URSS e la parte occidentale sotto l’egemonia degli Stati Uniti d’America. Erano anni in cui gli altri Paesi del mondo erano soggetti all’una o all’altra di queste due potenze, o facevano parte di un Terzo Polo non schierato e comunque ininfluente.
Alla fine della seconda guerra mondiale in Europa, i Paesi sconfitti come la Germania e l’Italia avevano ceduto parte della propria sovranità agli Usa, consentendo la presenza di basi militari americane sul proprio territorio e delegando la propria difesa in buona parte alla potenza militare statunitense, dotata anche di armamenti nucleari. È ancora oggi così.

Inoltre in quegli anni si costituì la NATO (1949), un’organizzazione militare difensiva cui partecipano i maggiori Paesi d’Europa e che – all’art. 5 del Trattato – prevede che, se uno dei Paesi aderenti è attaccato, gli altri intervengano in sua difesa. La fine della Guerra Fredda suscitò la convinzione che non ci sarebbero state più guerre in Europa, e negli Usa la convinzione che l’economia e il commercio libero in tutto il mondo avrebbero accresciuto il benessere dei popoli, soprattutto delle società produttrici dell’Occidente. L’enorme sviluppo delle società multinazionali, e la conseguente delocalizzazione della produzione, di fatto accrebbero enormemente i guadagni delle grandi società, rendendo difficile la tassazione delle società multinazionali, e consentendo prezzi più bassi dovuti al basso costo del lavoro nei Paesi emergenti dove si era spostata una parte della produzione industriale.
Una globalizzazione meno evidente ma più pervasiva è stata poi quella prodotta dallo sviluppo enorme delle comunicazioni mondiali dovuto alla diffusione capillare dei computer, dei tablet e soprattutto dei telefonini. I maggiori produttori sono da diversi anni, oltre agli USA, i Paesi del sud Est asiatico, come la Cina, la Corea del Sud, Taiwan, e in crescita l’India, che si sono avvalsi in buona parte della tecnologia elettronica acquisita attraverso imprese a capitale e tecnologia occidentali.
Fin dagli anni di R. Reagan (Presidente USA) e di M. Thatcher (Regno Unito) è stata dominante in Europa e negli USA la diffusione di una ideologia neoliberista che sostiene il minore impegno dello stato nel sociale (scuola, ospedali, sostegno ai più deboli), e nello stesso tempo la riduzione delle imposte dirette (flat tax), favorendo sostanzialmente i redditi più alti. Le conseguenze le possiamo vedere anche in Italia. In generale si assiste nel mondo occidentale, ma in forme diverse anche in Russia e Cina, all’affermarsi di una classe di detentori di grandi patrimoni e all’aumento delle famiglie povere. Assistiamo anche alla diminuzione di importanza della fascia intermedia, quella che era la classe borghese, la classe protagonista dello sviluppo economico del dopoguerra, i cui redditi sono stati erosi dall’inflazione e dalla stagnazione degli stipendi (soprattutto in Italia) e che subisce una diminuzione di prestigio provocata dai cambiamenti epocali introdotti nel lavoro dalla digitalizzazione e dalla necessità per le imprese e l’impiego pubblico di lavoratori intermedi super qualificati.
Questi grandi cambiamenti a livello socio-economico hanno avuto e hanno conseguenze sulla geopolitica globale?  Certamente.
I fattori da considerare sono questi:

  • Se all’inizio del Novecento la popolazione mondiale era di circa un miliardo e mezzo con una quota significativa dei Paesi occidentali, oggi si contano otto miliardi di abitanti, di cui il mondo occidentale costituisce poco più di un miliardo. La sola Cina ha un miliardo e quattrocento milioni di abitanti e l’India un miliardo e mezzo. Anche il resto dell’Asia, l’Africa e l’America meridionale segnano una crescita della popolazione e un’età media molto più bassa di quella europea e statunitense.
  • Se agli inizi degli anni novanta del secolo scorso i maggiori produttori mondiali erano i Paesi occidentali, oggi il sud est asiatico è un concentrato di imprese produttive anche ad alta tecnologia.
  • Se nel secolo scorso gli USA erano percepiti come l’unica potenza mondiale, oggi gli antichi imperi che il Novecento aveva distrutto, si percepiscono di nuovo come tali e tendono a ricostituirsi richiamandosi alla propria tradizione storica: la Cina, la Russia, l’Iran, la Turchia. Imperi che tendono a riacquistare territori e zone d’influenza di loro pertinenza e che si stanno enormemente rafforzando sul piano degli armamenti anche nucleari.
  • Se Donald Trump è diventato per la seconda volta Presidente degli Stati Uniti è perché c’è una buona parte dell’America profonda che è scontenta delle politiche del passato e vuole un’America che migliori le condizioni dei suoi cittadini e smetta di fare il gendarme del mondo in una battaglia per l’esportazione della democrazia liberale con le armi. Non dimentichiamo che tutte le guerre degli USA dopo la seconda guerra mondiale sono state perse o comunque inutili e controproducenti: Corea, Vietnam, Irak, Afghanistan, Libia, Siria, Iran. La guerra dei dazi di Trump s’inserisce in questo quadro ed è il tentativo di riportare la produzione industriale negli USA penalizzando fortemente le importazioni. Ma le conseguenze di tale azione potrebbero aver conseguenze sull’inflazione interna e sui rapporti con gli altri Stati anche nelle loro strategie complessive sul piano militare e nelle scelte commerciali.

L’Italia e l’Europa, piaccia o non piaccia, sono inserite in questo quadro. Un quadro in cui i singoli Stati europei non hanno alcun peso politico e sono ininfluenti anche sul piano militare, soprattutto ora che il Presidente americano ha fatto capire che gli europei sono percepiti come scrocconi a carico degli USA per la difesa del territorio, e ha fatto capire che la NATO non può più essere un’alleanza sbilanciata a carico del popolo americano. In verità non è così, anche perché gli USA hanno tratto benefici politici ed economici da questo stato di fatto. Ciò non toglie che nella situazione attuale gli stati della Unione Europea sono ormai obbligati a rivedere le voci di bilancio da destinare alla difesa. Ma un aumento della spesa militare per ogni singolo Stato europeo non risolverebbe certo il problema. Non sono un pacifista di maniera che si affida ai buoni sentimenti cristiani o alle belle parole: la politica non funziona così (ce lo ha insegnato Machiavelli, il fondatore della scienza politica).
Ma non si può accusare l’Europa di non fare niente per la pace senza che abbia i mezzi per farsi ascoltare e questi mezzi, piaccia o non piaccia, sono la deterrenza prodotta da una forza militare che accompagni le buone intenzioni.
L’Unione Europea è ormai ad una svolta: o supera la realtà di un’unione puramente economica e fortemente burocratica o è condannata all’ininfluenza, non avendo i singoli Stati alcuna capacità di confrontarsi con i grandi Paesi di cui ho parlato pima.
La speranza per noi e i nostri figli è che l’integrazione europea sia anche politica oltre che economica e che si giunga ad avere una politica estera comune e una difesa integrata comune europea.
È evidente che il nazionalismo è in crescita e che non tutti i Paesi europei sono pronti a cedere una parte della propria sovranità. Ma superando la pretesa utopica dell’unanimità, alcuni Paesi europei potrebbero decidere di affiancare all’unità economica e monetaria una unità in politica estera e difesa. Solo così l’Europa avrebbe una voce nel mondo.

“SI VIS PACEM PARA BELLUM”? NO.   “SI VIS PACEM PARA PACEM”? SÌ.

Il primo adagio nasconde interessi economici e giochi di potere. Il secondo potrebbe costruire una civiltà davvero umana. L’occidente si muove su binari contrapposti

di Angelo Falbo

Il primo motto – prepararsi alla guerra per mantenere la pace – è fallimentare, insidioso e anacronistico. Fa presa perché sembra pragmatico, ma nasconde interessi economici, giochi di potere e un’idea di civiltà ancora legata alle armi e alla violenza. È il motto dei governi che ingannano i popoli, inventano nemici e ignorano gli appelli morali, persino quelli dei Papi. Governanti che, appena usciti dal Vaticano, tornano a investire miliardi in armamenti.
Il secondo motto – prepararsi alla pace costruendo la pace – è più nobile, ma meno attraente. Richiede leader sinceri, capaci, privi di interessi personali. Uomini e donne che credano nella diplomazia, nella cooperazione e nei valori di giustizia, libertà, solidarietà. Solo così si può costruire una civiltà davvero umana.
L’Occidente, invece, si muove su due binari contrapposti: da una parte il progresso dei diritti e delle istituzioni democratiche; dall’altra, il dominio delle armi, dei conflitti, delle conquiste. Per millenni ha prevalso la via delle armi. Guerre su guerre, civiltà su civiltà distrutte nel nome del potere. Anche le religioni, che a parole predicavano pace, sono spesso diventate strumento di guerra.

L’antico Impero romano, culla del “para bellum”, si dissolse proprio per le sue ingiustizie interne. Più tardi, la Chiesa cercò di sostituirsi all’Impero come guida morale e politica, ma benedisse anch’essa guerre, Crociate e colonizzazioni. L’Europa fu campo di battaglie continue, anche tra le potenze cristiane. E mentre si uccidevano tra loro, chiamavano “civiltà” le conquiste e lo sterminio di interi popoli in America, Africa e Asia.
Nel frattempo, la vera superiorità occidentale si sviluppava nel pensiero: filosofia, scienza, diritti, economia. Dall’Illuminismo in poi si affermarono le Costituzioni, la separazione dei poteri, il suffragio universale. Con la Rivoluzione francese nacque la Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo; con quella bolscevica si provò a rispondere ai bisogni delle classi popolari.

Ma i secoli XX e XXI ci hanno riportato indietro: due guerre mondiali, la corsa agli armamenti, le bombe atomiche. Nella Prima Guerra Mondiale, oltre 20 milioni di morti. Papa Benedetto XV, inascoltato, la definì “una inutile strage”. Dopo il conflitto si tentò di creare la Società delle Nazioni, ma fu ostacolata da Francia, Inghilterra e poi da Mussolini.
Nella Seconda Guerra Mondiale, 70 milioni di vittime. I Russi ne persero 30 milioni, e cambiarono il corso del conflitto a Stalingrado. Gli USA, come nella Prima, entrarono in ritardo, dopo aver venduto armi. Alla fine si divise il mondo in due blocchi: NATO e Patto di Varsavia. Quindi guerra fredda, repressioni, colpi di Stato, ingerenze.
Anche gli USA sovvertirono governi democratici: in Grecia (1967), in Cile (1973) e in tanti Paesi dell’America Latina, del Medio Oriente, dell’Africa. Tutto in nome della democrazia, ma per mantenere interessi economici e geopolitici. L’ONU è stato ridotto all’impotenza dai veti delle grandi potenze.

Questo ci insegna la Storia. Che ci sta succedendo?
Con l’URSS disfatta il blocco orientale si è dissolto. E’ sorta la Federazione russa molto ridotta in territorio, in abitanti, in  capacità economica ed indebolita sul piano militare.  Ma non nel possesso delle testate nucleari.
Per questo non è disposta a rimanere inerte difronte all’espansionismo UE-NATO-USA.
Le cause delle guerre sono sempre le stesse, ma ci sono pure le provocazioni. Che ci facevano i sobillatori stranieri in Ucraina se non quello di far cadere il governo regolarmente eletto? Che ci facevano gli istruttori angloamericani richiamati a rientrare d’urgenza mentre la Russia da due mesi incolonnava ai confini i carri armati e non si volle convocare l’ONU?Quando una guerra scoppia, come avvenuto con l’invasione russa dell’Ucraina,  se si vuole la Pace, evitando i rischi di una terza guerra mondiale bisogna saperli analizzare e rimuoverli.
Sarebbe bastato, probabilmente, anche riascoltare gli ammonimenti di Kissinger rivolti al Pentagono e al Segretario NATO: Non avventuratevi ad approfittare dello sfaldamento dell’URSS per espandervi ad oriente!
Un ammonimento non preso sul serio.
Tutto ciò perché abbiamo nell’UE una guida, Ursula von der Leyen, incapace di qualsiasi iniziativa diplomatica e con   Zelensky elevato a difensore delle libertà e della civiltà europea.
Solo 18 pacchetti di sanzioni boomerang, miliardi e armi.
In più nei giorni 11 e 12 Luglio a Roma i Capi di Stato della UE più alcuni imprenditori si sono concessi una passerella di sciacallaggio, tra inchini, pose fotografiche e menù Made in Italy, si sono visti per la quarta volta per assegnarsi le quote della ricostruzione. Siccome l’Ucraina continua ad essere bombardata dovranno ritrovarsi di nuovo perché le distruzioni aumenteranno! Per le armi si, per la ricostruzione si, conferenze per la Pace no. A proposito, solo in Italia non si deve sapere quali armi mandiamo!
E’ un caso che il Ministro della Difesa sia un ex venditore di armi?
Dopo l’incontro Trump – Putin per arrivare alla Pace i baldanzosi Capi di Stato europei, Francia, Inghilterra, Italia, Germania, si stanno per mettere per la terza volta di traverso. Sono preoccupati perché esclusi dall’incontro. Sono preoccupati che i due si possano mettere d’accordo, escludendo le volontà di Zelensky. Paventano che un accordo possa determinare una minaccia di invasione russa dell’Europa. Si sono scordati che il territorio russo è stato invaso dai francesi di Napoleone, con sua disfatta, e dal duo Hitler-Mussolini, pure loro disfatti.
Invece di favorire processi di dialogo sono rimasti al ritornello senza sbocco: c’è un aggressore e un aggredito. Che è vero, ma che non porta da nessuna parte.
Tra l’atro, mentendo, denunciano di sentirsi minacciati dalla Russia e vogliono stabilire le modalità della Pace. Non si accorgono che Putin fa lo stesso ragionamento e non vuole che ci siano basi NATO in Ucraina! 
Sull’altro fronte, quello dell’eccidio dei Palestinesi ad opera di Netanyahu si sta misurando ancor più gravemente quanto in basso è caduta la propagandata civiltà occidentale. Due anni di sterminio da parte di Israele verso una popolazione inerme, come reazione al brutale massacro di oltre 1200 innocenti presi a caso da parte dei terroristi di Hamas. Anche qui si è stati a guardare per oltre 60anni. Con invasioni ripetute di coloni ebrei su territori palestinesi. Alimentando odio e sentimenti di vendetta di generazione in generazione. Con 62mila morti, di cui più di 20mila bambini.
L’ipocrisia e la complicità della UE, Italia compresa, sono intollerabili e ci consegnano ad un duro giudizio delle future generazioni per i nostri comportamenti. Tra l’altro vantiamo i richiami alle nostre radici cristiane!
Caro Crosetto e caro Presidente del Consiglio Meloni, (donna, madre e cristiana?) ma come fate a non condannare il vostro democratico alleato dopo aver visto, per giorni e giorni nei telegiornali di tutte le ore, gli scenari di distruzioni e morte con il continuo sterminio di un popolo? Forse perché protetto dagli USA, dall’UE, cioè anche da Voi?
Perché impudentemente ci fate vedere l’aereo che lancia cibi a profughi rinserrati in accampamenti, sapendo che su di loro cadranno le bombe che avete fornito, uccidendoli e lasciandoli con i bocconi in gola?Il Ministro della Difesa è sbottato affermando che a Gaza si stanno distruggendo le fondamenta della civiltà occidentale.
Si, sono già distrutte anche per colpa vostra e nostra che da Voi siamo indegnamente rappresentati.
Ci auguriamo di poterla ricostruire, come scritto nella nostra Costituzione, nell’art 11, non certo quella dei vostri comportamenti di corsa agli armamenti. Quanti ne volete comprare?
800 miliardi li ha programmati Ursula, 450 li vuole Trump per la NATO.
C’è qualcuno di Voi che si ricorda che l’Europa è piena di basi NATO dotate di testate nucleari, di cui 4 basi sono soltanto in Italia?
La volete considerare la frase di Albert Einstein?
Non so con quali armi si combatterà la terza guerra mondiale. Ma so che la quarta si farà con pietre e bastoni.

 

SI VIS PACEM PARA BELLUM È SEMPRE POSSIBILE E REALIZZABILE?

(R.B) L’articolo di Angelo Falbo ha suscitato nell’ambito redazionale, dove era in corso un confronto telematico sulla situazione politica attuale, consensi e benevoli dissensi, approvazione o disapprovazione di alcuni assunti contenuti nel suo scritto, segno questo, positivo, che evidenzia la massima libertà di pensiero che hanno i collaboratori di questo web journal. Nessuna meraviglia, quindi, se lo scritto di un collaboratore viene commentato, condiviso o no, dal corpo redazionale. Significativo, cotanto, che qui non albergano “verità costruite” da propagare ed accreditare, come soventemente accade nel mondo che ci circonda.     

 di Rita Fivoli

Dopo un’attenta lettura dell’articolo di Angelo Falbo, mi sono voluta prendere un periodo di riflessione per evitare che la mia reazione fosse di tipo emotivo, istintivo o ideologico.
Non volevo, cioè, confutare sul piano di una dialettica storico-filosofica quanto da lui scritto.
La mia replica vuole partire da dati di realtà valutati da un punto di vista il più oggettivo possibile, tenendo conto della molteplicità dei fattori che ineriscono ad ogni fatto, soprattutto quando quest’ultimo è della più sconfinata complessità, come sempre accade in ogni conflitto.
Per tentare di farlo vorrei partire da una domanda: che cosa sarebbe accaduto nel secondo conflitto mondiale se gli Stati Uniti non fossero venuti in nostro aiuto e in aiuto dell’Europa con i loro possenti armamenti? Noi saremmo stati nelle stesse condizioni dell’Ucraina oggi “preda”, non attrezzata a difendersi dall’attacco imperialistico di un aggressore tra i più folli e sanguinari della storia.
E’ vero, come dice il dott. Falbo, che le cause della guerra sono sempre le stesse e su questo potrei essere d’accordo.  Dissento però sul fatto che liquidi la questione della guerra russo-ucraino con un giudizio che trovo assolutamente non esaustivo a definire la complessità di quel conflitto.
“Invece di favorire – egli scrive – processi di dialogo, sono rimasti (riferito ai capi di governo europei) al ritornello senza sbocco: c’è un aggressore e un aggredito. Che è vero, ma non porta da nessuna parte. Senza voler analizzare le cause e cercare di risolverle…”.
E se la causa fosse lo stesso Putin, dittatore con smanie imperialistiche, la soluzione senza aiuti da parte dell’occidente sarebbe stata soccombere e far diventare l’Ucraina una repubblica guidata da un governo fantoccio come quello che Putin ha imposto alla Bielorussia, entrata totalmente nella sua orbita?
Mi dichiaro una pacifista convinta, ma di fronte a questi fatti ritengo che le armi siano la necessaria deterrenza per non finire schiacciati, annullati geograficamente e schiavizzati umanamente da uno dei tiranni che nella storia, così abilmente ed analiticamente analizzata da Falbo, hanno cercato di realizzare il loro perverso sogno imperialistico.
 Sostengo convintamente la seconda domanda del titolo del suo articolo: “ si vis pacem, para pacem “ , ma di fronte alla complessità drammatica di alcune situazioni – limite, a cui ho fatto riferimento, chiudo con una domanda : “è sempre possibile arrivare alla pace attraverso il dialogo e la diplomazia, quando l’interlocutore ha un unico scopo, quello dell’espansionismo imperialistico irriducibile e incontrollabile, come sta accadendo oggi con Putin ed aggiungerei con Netanyahu e ,come parimenti è accaduto, con Hitler?
Grazie per avermi offerto un’interessante provocazione per rivisitare la mia posizione umana e culturale di fronte al più grande dramma della storia: la guerra per la supremazia attraverso l’annientamento di un popolo.