Secondo il Documento strategico, che è una sintesi e un’esaltazione dell’operato di Trump e indica gli indirizzi generali della sua politica, “L’Europa continentale sta perdendo quota del PIL globale – sceso dal 25 per cento nel 1990 al 14 per cento oggi – in parte a causa di normative nazionali e transnazionali che minano la creatività e l’operosità.” E questo a causa delle attività dell’Unione Europea e di altri corpi transnazionali che minano la libertà politica e la sovranità, politiche migratorie che stanno trasformando il continente e creando conflitti, censura della libertà di parola e soppressione dell’opposizione politica, tassi di natalità in crollo e perdita di identità nazionali e autostima. […] Eppure l’Europa rimane vitale strategicamente e culturalmente per gli Stati Uniti. Il commercio transatlantico rimane uno dei pilastri dell’economia globale e della prosperità americana. […] Secondo il Documento “La nostra ampia politica per l’Europa dovrebbe dare priorità a:
- Ristabilire condizioni di stabilità all’interno dell’Europa e stabilità strategica con la Russia;
- Consentire all’Europa di stare in piedi da sola e operare come un gruppo di nazioni sovrane allineate, anche assumendosi la responsabilità primaria per la propria difesa, senza essere dominata da alcuna potenza avversaria.”
- Per quanto riguarda la NATO, dal Documento, dalle dichiarazioni del governo USA e dai comportamenti politici si evince che l’impegno ad attuare l’art. 5 del Trattato sull’intervento americano in caso di attacco ad uno degli Stati europei non è più scontato. La guerra in Ucraina e le trattative condotte dagli USA per la pace hanno evidenziato che la visione politica di Trump è più vicina agli interessi di Putin che a quelli dell’Europa, che peraltro è derisa e umiliata nelle parole e nei fatti. L’impressione è che ci sia un tacito accordo a dividersi il mondo in sfere d’influenza:
- L’Occidente americano, soggetto all’influenza statunitense, vedi atteggiamenti nei confronti di Canada, Groenlandia, Venezuela e continente americano in genere.
- L’Europa occidentale, obbligata ad armarsi per affrontare autonomamente eventuali conflitti.
- L’implicito riconoscimento della sfera d’influenza russa nell’Europa orientale.
- Il sostegno al governo israeliano in Medio Oriente nel tentativo di contenere la minaccia iraniana.
- L’attenzione nei confronti della Cina, riconosciuta come unica potenza pericolosa per gli USA, di cui si tenta il contenimento sia sul piano politico e militare sia sul piano economico attraverso dazi e minacce ai Paesi che non si allineano alla politica statunitense.
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Nel gennaio 2026, durante il Forum sull’economia mondiale di Davos, in Svizzera, il Primo Ministro canadese Mark Carney ha esposto chiaramente in un pacato discorso i cambiamenti intervenuti nell’ordine mondiale, di cui anche in Italia dovremmo prendere atto. Carney ha iniziato con la denuncia di una realtà brutale in cui la geopolitica delle grandi potenze è senza vincoli e in cui le medie potenze come il Canada o i Paesi dell’Europa non sono totalmente impotenti ma hanno il potere di costruire un nuovo ordine che integri i nostri valori, come il rispetto dei diritti umani, lo sviluppo sostenibile, la solidarietà, la sovranità e l’integrità territoriale degli stati. Il potere dei meno potenti inizia con l’onestà, […] perché “Le istituzioni multilaterali su cui si basavano le potenze medie — l’OMC, l’ONU, la COP — l’architettura della risoluzione collettiva dei problemi — sono notevolmente ridotte. […] Di conseguenza questi paesi devono sviluppare una maggiore autonomia strategica: nell’energia, nell’alimentazione, nei minerali critici, nella finanza e nelle catene di approvvigionamento. […] La questione per le potenze medie, come il Canada, non è se adattarsi a questa nuova realtà. Dobbiamo. “Ma quando negoziamo solo bilateralmente con un egemone, trattiamo da debolezza. Accettiamo ciò che viene offerto. Competiamo tra noi per essere i più disponibili. Questo non è sovranità. È la performance della sovranità accettando la subordinazione. In un mondo di rivalità tra le grandi potenze, i paesi intermedi hanno una scelta: competere tra loro per favori o combinarsi per creare una terza strada con impatto. Non dovremmo permettere che l’ascesa del potere duro ci accechi sul fatto che il potere della legittimità, dell’integrità e delle regole rimarrà forte — se sceglieremo di usarlo insieme.” * * * * *
Appartengo alla generazione del secondo dopoguerra; ho vissuto gli anni della crescita economica e dello sviluppo sociale e gli anni della contestazione. Questo sviluppo è stato possibile perché l’Italia e gli altri Paesi dell’Europa occidentale, pur nei cambiamenti storici, sono rimasti fedeli a quei principi di democrazia, libertà, solidarietà che fanno parte della tradizione occidentale e sono presenti nella nostra Costituzione. Il Primo Ministro canadese Mark Carney ha avuto il coraggio di dire a Davos quello che molti altri leader non hanno il coraggio di dire. È la differenza tra statisti e politicanti.





