I BLOCCHI MENTALI E IL PONTE DELLO STRETTO
I blocchi mentali possono essere sociologicamente studiati con relativa facilità. Vengono creati con un rituale martellamento inteso a dimostrare per vero il falso. Se ne servono in pubblicità. Ma anche politici e soprattutto governanti in cerca di conferme.

Gli attuali ne sono molto esperti. Tendono a non far ragionare su un certo argomento, con affermazioni e comunicati diffusi a mezzo televisione e giornali. È quanto gli esponenti dell’attuale Governo nazionale e i candidati di quel blocco politico di centro destra in Calabria danno per certissimo: il Ponte si farà, sarà utile all’Italia e rappresenterà la svolta per l’intero Mezzogiorno.
Oddio che vogliano entrare nel merito delle incertezze e delle criticità manifestate da grandi Centri di studiosi della materia. Sparano slogan e si affidano alle dichiarazioni di chi da oltre venti anni succhia milioni e milioni di euro: il rappresentante Ciucci e il gruppo di professionisti che ruota nella Società dello Stretto. Alla quale Berlusconi commissionò lo studio dell’opera. Con la clausola che, tramutato in progettazione, lo Stato avrebbe dovuto comunque pagare anche se poi si fosse deciso di non poter far l’opera.
Attenzione! Non pagare il lavoro di studio svolto, ma anche il mancato guadagno della mancata realizzazione, come si capisce dalle cronache! Pensate che statisti! Lasciamo stare. Avvenne con il disastro del Ponte Morandi per il cui doloroso crollo perirono 42 passanti innocenti. Anche se si fosse accertata una colpa per mancata manutenzione lo Stato, per convenzione, ai Benetton avrebbe dovuto pagare ugualmente quanto stabilito.
È chiaro che il rappresentante della Società dello Stretto e tutti gli interessati mai potrebbero affermare che vi sono troppe criticità e che è meglio desistere. Comunque l’attuale governo ha riaffidato l’opera senza una gara d’appalto.
Gli interessati a realizzarlo sono naturalmente tanti, compresi i settori dell’indotto. L’opera porterebbe migliaia e migliaia di occupati per oltre un decennio, forse anche di più, senza peraltro tener conto della necessaria manutenzione.
 In un Mezzogiorno affamato secolarmente di lavoro, perdurando ancora migliaia di partenze in cerca di fortuna nel mondo, volete che gli abitanti di ogni contrada non si affidino alle parole di Ministri che confermano di anno in anno e di mese in mese l’avvio dei lavori?
Volete che davvero abbiano voglia di valutare impatti paesaggistici e ambientali? Volete che in tempo di campagna elettorale rinuncino alla speranza di questa fata morgana? Volete che approfondiscano gli interrogativi sul perché non si è fatta una regolare gara, resuscitando una Società che Monti e Draghi avevano considerato estinta? Volete che si interroghino su come e perché, mentre annunciano l’inizio dei lavori, ancora non ci sia un progetto esecutivo? Su come e perché non si presentino cartografie aggiornate di indagine geologica visto che i piloni del ponte poggeranno su faglie in un’area tra le più esposte ai terremoti? Su come e perché viene considerato progetto approvato un parere del CIPESS di mera fattibilità?
No, non possono. È troppa l’importanza della speranza indotta. Volete che i cittadini speranzosi di una occasione lavorativa in Calabria e in Sicilia, si possano chiedere il perché, in assenza di un progetto esecutivo, dopo tanti rinvii, ci si dia da fare, per la cronaca, ad annunciare che inizieranno i lavori sui due territori? Forse perché, qualora si dovesse valutare che l‘opera ad una campata di 3 chilometri, e mezzo non si potrà fare, scatterebbero ugualmente pesanti oneri finanziari. Ecco cos’è un blocco mentale. Non rispondere, non saper rispondere, non volere rispondere agli interrogativi e alle criticità che vengono poste da professionisti di studi terzi. Si accettano per veritieri solo i messaggi favorevoli.
Tutto ciò mentre vengono segnalate carenze di grande rilievo, tali da far pensare che, quella del ponte sia meglio che rimanga un’affascinante idea!
Perché, per come si sta cercando di realizzare il Ponte, ove si riuscisse, sarebbe un sicuro costante pericolo. Perché è stata visionata montagna di carte, migliaia di elaborati, ai quali però ancora non sono stati aggiunti quelli riguardanti tutte le 239 (‘) richieste di nuove e complete indagini dal Ministero dell’Ambiente.

SONO TANTE LE CRITICITÀ CHE PREOCCUPANO!

Le criticità che preoccupano sono quelle relative alle scosse telluriche di elevata scala visto che i piloni poggeranno su faglie sismiche; sulle modalità costruttive; sull’ uso e la qualità dei materiali impiegati, sulla tenuta e durata degli stessi. Importantissimo saperlo perché i materiali e le corde restano in permanente esposizione sia alle eventuali scosse sismiche, sia ai carichi di contemporanei treni di passaggio, sia ad una ventilazione marina più o meno intensa, comunque corrosiva. Va poi considerato che le corde, lunghe circa 4 chilometri scorrendo ad altezza dei piloni di 400 metri, sono previste con oltre un metro di diametro. Finora non è stata presentata alcuna prova scientificamente accertata della resistenza al logoramento interno-fretting. Prove necessarie poiché esposte come sono anche ai pesi di sé stesse – è considerevole la distanza di 4 Km – ed alla ventilazione marina. (nota 1)
Senza, infine, che si possa verificare un grado di stabilità dell’opera, per ora previsto per scosse di 7.1 della scala. Nel mentre, considerando quanto è avvenuto in Kamichatka la scossa è stata, a fine Luglio, di 8.8 gradi. E stanno continuando Perché, partendo dalla teoria della Pangea, si sa che i Continenti si muovono su placche tettoniche e si scontrano. L’intera Penisola è esposta. Nello Stretto vi sono scosse continue. Iddio non voglia!
Quindi ragionando legittimamente pure sugli impatti, a me personalmente è da sempre apparso che il No al Ponte, per come pensato, va pronunciato principalmente perché è, e sarebbe, un’opera in costante pericolo di crollo.
Poi c’è una balla gravissima sui costi e sui pedaggi, pronunciata dal Ministro Salvini. Ha fatto sobbalzare anche uno studioso da sempre favorevole all’idea del Ponte. Da lui visto come importante infrastruttura nazionale, in grado di creare sviluppo, occupazione ed anche di migliorare…. I comportamenti dei meridionali svegliandoli dall’apatia…
È successo a Federico Fubini, opinionista del Corriere della Sera. ( nota 2)  
È un economista bocconiano. E i bocconiani i conti li sanno fare. Peccato che li rivolgano sempre alla salute dei bilanci, alla garanzia di alee di profitti, allo sviluppo competitivo con i perenni interventi statali e guadagni privati. Mai, tranne Stefano Fassina, che li rivolgessero a contrastare le diseguaglianze e le sofferenze sociali.
Questa volta assistendo  egli,  a Cernobbio alla chiusura dei lavori dell’annuale incontro tra Politici e Studiosi, soprattutto economisti e di discipline similari, ha avuto un sobbalzo quando Salvini ha dato dei numeri sul ponte dello Stretto. Si è concentrato sul numero 7.
Egli oggi divenuto fautore dell’opera, ieri quando la propose Berlusconi si oppose con i suoi sberleffi (nota 3).  Affermava che gli Ingegneri siciliani gli avevano assicurato che l’opera sarebbe crollata.
Che i soldi si sarebbero spesi meglio ammodernando le reti ferroviarie interne, visto che per andare da Messina a Trapani, soli 267 KM, ci volevano e ci vogliono oltre 9 ore non c’è dubbio!
Ora, Segretario della Lega strombazza sui suoi meriti per l’imminenza dei lavori, facendo a gara sulla titolarità dell’impresa con Tajani, che l’ascrive all’operato di Berlusconi. Miserie di politicanti. Ma non si limita solo a strombazzare però. Da Ministro, assicurando carrierismi, sistemazioni statali e parastatali, è riuscito a circondarsi anche nel Sud da un codazzo di seguaci. Dimentichi della natura del Leghismo e della immutata intima odiosità verso i Meridionali, bravi a strillare slogan pure loro, ad amplificare i meriti della loro guida, a magnificare un’opera che presenta ancora troppi interrogativi proprio sulla sicurezza e sui costi finali.
Tra l’altro arruolando per l’occasione tra i candidati il falso profeta di uno pseudo Movimento meridionale. Che livello di trasformismo!
Ebbene. Per il Ponte si prevede una spesa di 15 miliardi. In 30 anni, facendo pagare un pedaggio di 7 euro a veicolo, dice Salvini, si potrà ammortizzare la spesa. Al Fubini la balla di Salvini non è andata giù. Calcolatrice in mano ha obiettato che l’opera, benché unica, se costruita in altre parti del Pianeta costerebbe dalle 4 alle più di 30 volte di meno. Si teme che per l’esperienza delle opere con durata decennale il costo previsto in Italia aumenterà fino ad un terzo. Portando la spesa iniziale a 20miliardi.
Il Fubini calcola poi che quei 7 euro di pedaggio a fronte dei 30 anni per l’ammortamento è proprio una grossa balla. Calcolando generosamente 3 milioni, di autoveicoli in attraversamento, con i 21 milioni annui di entrata, gli anni diventeranno 600! Calcolandone 6 milioni ci vorranno 300 anni!
E non è finità.

A NULLA E’ VALSO L’INSEGNAMENTO DEL PONTE MORANDI

Il crollo del Ponte Morandi non ha insegnato niente? Il progettista aveva preventivato una durata di circa 50 anni di vita, ammonendo sulla necessità di continue manutenzioni ordinarie e straordinarie. Che non si fecero. Sappiamo del disastro accaduto. Pertanto, dando il Ponte per realizzato, c’è qualcuno che ha calcolato i costi della manutenzione? Sempre tenendo in considerazione i 7 euro di pedaggio ad autoveicolo, contati a 3 milioni di autoveicoli in attraversamento, si incasserebbero 21 milioni all’anno. Del tutto insufficienti a sostenere le sole spese di manutenzioni sui circa 4 Km del Ponte. Altro che ammortamento!
Fubini stavolta va oltre le cifre. Ci ricorda come Draghi avesse commissionato uno studio di fattibilità a 16 elevati esperti del settore. Avevano concluso che sarebbe stato meglio accantonare la campata unica pensata nel 2006 e verificare la fattibilità del Ponte a due e/o a più campate.
Il Governo attuale ha cestinato quel lavoro. Ha voluto favorire la Società di Ciucci. Ha deliberato deroghe per poter affidare i lavori senza una gara di appalto.  Cosa che allo stesso Fubini sembra un operato irregolare e non consono alle Leggi sugli appalti di opere così impegnative. Al contempo Fubini, rimasto perplesso su tutto, osserva come gli elaborati presentati al CIPESS non siano completi e rispondenti alle osservazioni e alle richieste di indagini complete. Perciò non possono essere stati considerati approvati come progetto esecutivo. Si ritorna allo stesso punto: non esiste progetto esecutivo. Né per la imponenza dell’opera si può autorizzare una progettazione a stralci, come la Società pretenderebbe. La sicurezza va scientificamente accertata prima. Si vedrà. Intanto l’altra fanfaronata, di Salvini e dell’intero Governo, di far passare i 15 miliardi del Ponte dentro il 5% delle spese pro NATO, è stata respinta al mittente dall’amico Trump!
In conclusione. Manteniamo una viva attenzione e impegni civici per la Pace facendo cessare la disumanità sui due tristi scenari bellici.
Nota 1: si legge in un’autorevole analisi pubblicata il 29 agosto u.s. sulla rivista Gente e e Territorio
 Nota 2: il video di Fubini può essere visto ed ascoltato scrivendo Federico Fubini su Google;
Nota 3. Il video di Salvini contrario al Ponte può essere ascoltato allo stesso modo.

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