Signor Presidente,
con rispetto desidero sottoporre alla Sua attenzione alcune gravi preoccupazioni. L’Italia, a mio avviso, non è ancora una democrazia “matura”. Persistono profonde diseguaglianze tra territori e classi sociali, i giovani emigrano senza prospettive e la partecipazione al voto è in costante calo. La nostra Costituzione, nata da valori alti e nobili, ha trovato opposizione sin dai primi anni della Repubblica, attraversando decenni di stragi impunite, trame e deviazioni istituzionali mai del tutto chiarite.
Lei ha dato esempio di alto senso delle Istituzioni, ricordando le vittime di mafia, terrorismo, lavoro e dovere civile, mantenendo viva la memoria storica e promuovendo valori di unità e solidarietà. Tuttavia, oggi più che mai, gli appelli morali non bastano. Di fronte alla perenne evasione fiscale, all’occultamento di verità in fascicoli ancora secretati, e alle minacce di riforme che minano l’assetto democratico, occorre un’azione più incisiva.
Presidenzialismo e Autonomia Differenziata sono proposte che rischiano di compromettere l’unità nazionale, trasformando l’Italia in un mosaico di “staterelli” diseguali. In particolare, l’Autonomia differenziata, promossa dalla Lega, mira a concentrare ricchezza e poteri legislativi nelle regioni più forti, ignorando i sacrifici di intere generazioni di italiani, soprattutto meridionali, che hanno contribuito alla crescita del Paese.
La storia economica e sociale d’Italia dimostra che il benessere del Nord si è costruito anche grazie al sacrificio del Sud, attraverso l’emigrazione interna, il lavoro, la partecipazione alle guerre e il sostegno ai grandi processi industriali.
Per questo, Signor Presidente, Le chiedo di far sentire con forza la Sua voce a difesa dell’unitarietà della Repubblica e della piena attuazione dell’articolo 3 della Costituzione, che impone alla Repubblica di rimuovere gli ostacoli economici e sociali che limitano l’eguaglianza dei cittadini.
Serve il Suo autorevole intervento per impedire che scelte politiche imprudenti dividano irrimediabilmente il nostro Paese.
Con stima e gratitudine,
Angelo Falbo





