INFORMAZIONI INGANNEVOLI E BEFFARDE SUL REFERENDUM

Accade anche questo a casa nostra se la seconda carica dello stato, ministri, sottosegretari, parlamentari nostrani ed euro nonché sindacalisti invitano gli elettori a disertare le urne referendarie in quanto i quesiti posti non sono problemi di questa nostra Italia.
Lo fanno perché hanno paura del voto libero e diretto degli elettori o per mantenere estese fasce di popolazione in condizioni di disagio? O invece per perpetuare favoritismi e clientelismi in un mondo del lavoro con regole precarie?
Il fatto che questo tipo di raccomandazioni venga da pulpiti accreditati è abbastanza curioso: si avverte già una crescente rinuncia al voto – cosa che indebolisce le istituzioni repubblicane – se a giugno ’46 votò l’89% degli elettori e nel 2022 il 63,78%! Pertanto non è da scartare l’ipotesi che parlare di retribuzioni, di diritti pensionistici, di rapporti di lavoro e di sicurezza sul posto di lavoro, non sono argomenti graditi a chi siede sugli scranni del parlamento e ai loro accoliti.
Per respingere l’invito al non voto, basterebbe invece, valutare quali sono le norme che producono nel concreto le discriminazioni di vita dei lavoratori e dei cittadini: in tema di retribuzioni, diritti pensionistici, certezza dei rapporti lavorativi e sicurezza sui posti di lavoro. Sono queste le norme da considera sbagliate e pericolose, che i promotori dei referendum ci chiedono di andare ad abrogare?

 Primo quesito: Oggi ci sono norme per cui un lavoratore può essere licenziato dalla sera al mattino “senza giusta causa”, e senza diritto di reintegro!
Non è che si pensi male dei datori di lavoro, e delle forme di pressione e di mortificazione che si possono esercitare sui lavoratori. Specialmente sulle donne.
Si tratta però di avere norme di giustizia: già la stessa dicitura “licenziamento senza giusta causa” resta una norma incivile, come se il lavoratore fosse merce da usare e da buttare quando si vuole. In più le norme in vigore, anche se un giudice dovesse stabilire che il licenziamento è ingiusto, il lavoratore non viene reintegrato ma solo risarcito con qualche indennizzo. Come se la dignità di un lavoratore fosse e dovesse restare umiliata. Furono queste norme di inciviltà imposte da Renzi con voti di fiducia. Bene fa il PD di oggi a riconoscere autocriticamente che fu una grave lesione dei diritti dei lavoratori.  E non è il PD di ora che si deve vergognare di abolire norme prima votate. 
E’ imbarazzante l’affannosa e ingannevole comunicazione della Meloni, e soci, sul presunto milione di nuovi posti di lavoro. Quando da 25 mesi si produce di meno, il PIL previsto è più che dimezzato, e aumentano solo le povertà e il debito pubblico al ritmo di circa 10 miliardi ogni mese. A carico delle presenti e future generazioni!
E’ imbarazzante, anzi vergognoso, perché non si dice che nel trimestre vengono considerati “occupati” anche coloro che hanno lavorato per una sola ora retribuita, i cassaintegrati, e i contrattisti. Per ogni contrattista figurano tre occupati nel trimestre. E’ sempre lo stesso lavoratore, perché l’istat conteggia i contratti non le persone! Andiamo a votare Si.

Secondo quesito:  Oggi vi sono norme che differenziano retribuzioni e tutele tra lavoratori che svolgono le stesse funzioni. Tra chi lavora in piccole imprese con meno di 15 lavoratori e chi in imprese medio-grandi. E’ evidente che i datori di lavoro delle piccole imprese non hanno le stesse forze economiche di quelli delle medio -grandi. Questo non deve precostituire condizioni per diseguaglianze tra lavoratori che negli stessi tempi svolgono le stesse funzioni. Il lavoro deve avere lo stesso valore. Le piccole imprese sono utili e producono benessere nella società. Quindi deve essere il Governo a garantire condizioni agevolative verso le piccole imprese. Con fondi di bilancio. Invece di continuare con 15-20 condoni, coprendo chi specula ed evade. 
Abolire le norme che discriminano interessa o no la società? Oltretutto è un aspetto di civiltà, di eguaglianza e di giustizia sociale, quella pure invocata in questi giorni, univocamente, dal Presidente Mattarella e dal Papa Leone XIV, a salvaguardia della dignità del lavoro e dei lavoratori.  Anche perché Loro ci ricordano che senza giustizia sociale non ci sarà Pace. Andiamo a votare Si.

Terzo quesito: Serve a contrastare la precarizzazione dei rapporti di lavoro. Per abolire norme che consentono la nascita di false cooperative e una infinità di tipologie di contratto a tempi determinati, a progetto, ad personam, a partite IVA, a finti rapporti autonomi. Cancellare norme che producono lavoro sottopagato e precarizzazioni è urgentissimo per le presenti e per le future generazioni. 
Vuol dire contrastare la precarietà dilagante, per cui i giovani non possono programmare alcun progetto di vita e non hanno alcuna sicurezza per il futuro.
Abolirle vuol dire anche evitare che le presenti e le future generazioni debbano trovarsi in una vita da pensionati con gli acciacchi dell’età ed in condizioni di povertà.
Oggi, passati al regime retributivo, l’importo delle pensioni è determinato da quanto si mette da parte con le trattenute previdenziali. Se le generazioni odierne continueranno a vivere nella precarietà del lavoro, pure mal retribuito, cosa possono cumulare nel fondo pensioni? Quale importo avranno? Saranno condizioni di diffusa miseria!
Ecco perché i primi a correre in massa a votare dovranno essere i giovani, nel loro diretto interesse di abolire norme che li destinano ad un futuro di sicura indigenza.
Ma devono correre anche i nonni e i genitori per difenderli.
Ha un bel dire l’on Procaccini e soci, dall’alto dei loro 15-20 mila euro mensili affermando che “…i quesiti non interessano la società, .”! Parole indegne.

Quarto quesito: Riguarda la sicurezza sui posti di lavoro. Con i 1.090 lavoratori morti nel 2024, tre ogni giorno lavorativo, non dovremmo esitare ad abolire le norme che consentono sub appalti a catena e senza che il vincitore dell’appalto abbia responsabilità. I promotori hanno individuato che il sistema degli appalti e dei sub appalti a catena “produce incidenti mortali” e infortuni, che sono spaventosamente aumentati.
Non si consente neppure al giudice di individuare le responsabilità. Perché entra in gioco uno scarica barile tra imprese. Mentre gli infortunati e i familiari dei deceduti sul lavoro rischiano di non essere mai risarciti e di non avere giustizia. Non risolve niente l’annuncio della Presidente del Consiglio per vantarsi di aver messo 600 milioni in più da dare alle imprese per rafforzare le misure di sicurezza. Già nei capitolati di appalto l’impresa vincitrice ha una bella cifra solo destinata alla formazione e alla messa in opera delle necessarie misure di sicurezza. Il punto è sempre lo stesso. Per mancanza di Ispettori i cantieri non vengono controllati e quei soldi non si sa neppure come vengono utilizzati.
In Italia abbiamo Ispettori  meno della metà della Germania destinati ad ispezionare, a parità di lavori in corso. Quindi non ci vogliono più soldi alle imprese. Bisogna limitare i sub appalti. Ci vuole la responsabilità dell’impresa vincitrice. Ci vogliono adeguate assunzioni di ispettori che visitino i cantieri. E’ inutile recriminare ad ogni lavoratore morto, col rituale “mai più”. Il caduto civile va certo onorato con un lutto partecipato, belle omelie e corone di fiori. Per onorarlo davvero bisogna andare a cancellare le norme che sono  causa degli infortuni e delle morti sul lavoro.  Andiamo a votare Si.

Quinto quesito: Propone di concedere la cittadinanza agli immigrati maggiorenni dopo cinque anni di residenza. Oggi ce ne vogliono 10. Dimezzare i tempi di permanenza è prima di tutto un atto di umanità e di civiltà. Ma è anche un atto di interesse. L’Italia sta soffrendo una grave crisi demografica che sta producendo una voragine tra generazioni e produrrà un futuro carico di incognite sociali.
Stanno diminuendo le nascite. Stanno crescendo i numeri dei giovani che vanno via. Le politiche del Governo verso gli immigrati sono disumane, fasulle e dannose.
Noi abbiamo quasi 30 milioni di emigrati sparsi per il mondo. Dovremmo essere più accoglienti. Dovremmo ricordarci dei nostri avi, delle loro sofferenze e dei loro pericolosi viaggi, delle brutte accoglienze ricevute e di quante umiliazioni hanno superato pure di riuscire a migliorare le condizioni di vita delle proprie famiglie. Ancora di più noi meridionali, che vediamo i nostri figli partire quotidianamente, dovremmo essere più umani ed accoglienti. Senza accodarci alle parole di odio, di insulto e denigrazione verso chi arriva, dopo aver sfidato più volte pericoli di morte. Che a migliaia non superano, affogando, o restando già prima soffocati dalla sabbia dei deserti da attraversare. Invece troppi, pure da noi, sostengono politiche incivili e disumanizzanti con l’invenzione della deportazione in Albania! Nel mentre in Italia proprio dappertutto, ma di più nel Nord, gli immigrati servono in ogni settore. E quegli stessi ambienti che “vomitano espressioni odiose verso di loro” li schiavizzano e se ne servono in nero in ogni settore, sottopagati e senza tutele, perché non riconosciuti. Una società, la nostra, che si dichiara civile più di altre, ma che consuma ipocrisie e vigliaccherie, tenendole nascoste. Sulla pelle di immigrati, novelli “miserabili”. Noi dovremmo essere i primi a concedere la cittadinanza appena uno è nato sul “nostro” suolo. Con la consapevolezza che ognuno è Cittadino del Mondo. Dapprima dove nasce. Poi la dove la vita lo porta a vivere. Predisponendo politiche di accoglienza con formazione alfabetica e civica. Dimezzare a cinque anni di permanenza il diritto alla cittadinanza a residenti maggiorenni è solo un passettino da compiere con l’abolizione delle norme che ora ne obbligano 10. Andiamo a votare Si.

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