Vorrei cominciare la stesura del mio primo articolo raccontando una serie di incontri che rappresentano, come in una sorta di polittico, uno dei fenomeni più sconfortanti del panorama socio-politico-culturale che da decenni depaupera la Calabria di risorse umane di livello altissimo.
A Parigi, nell’ospedale pediatrico più prestigioso di quella metropoli, il medico che prende in carico il mio nipotino, con un grave problema insorto in quinta giornata, è un calabrese. Sempre a Parigi, nella multinazionale presso la quale lavora mia figlia, la responsabile delle risorse umane è calabrese.
Negli ospedali di Roma e Milano ci si imbatte spesso in professionalità di livello alto che, neanche a dirlo, sono calabresi, profondamente nostalgici della loro terra. Il mio bravissimo otorino, residente a Roma, si chiama Grandinetti!
Non è mia intenzione addentrarmi nelle cause storiche, antropologiche e politiche che hanno generato questo fenomeno e l’emorragia che ancora oggi rende impossibile per tutte queste eccellenze trovare ambiti ed occasioni di realizzazione nella loro terra. Sarebbe un lavoro inutile ed infruttuoso. Vorrei piuttosto dare inizio ad un percorso che rappresenti una provocatoria pars costruens, fatta di mattoni ( esperienze in atto) segno di ” un già e non ancora”.
Inviterei allora i giovani che desiderino realizzare la loro professionalità in Calabria a non sentirsi schiacciati da una storia che li scandalizza per la presenza di incancreniti sistemi clientelari, per dar vita a dei brandelli di novità, che comincino a ridurre questo male endemico, creando una rete fatta con le narrazioni-testimonianze di coloro che non hanno ceduto al ricatto, ma viceversa hanno creduto in loro stessi e nel loro progetto, e sono così diventati ” storia di gente che vive da protagonista nella propria terra”.
Vorrei che in questo giornale si creasse un piccolo varco attraverso il quale si possa affermare qualcosa d’altro e seminare qualcosa d’altro. E se la conoscenza di questo microcosmo edificante producesse, per osmosi, delle forme di immedesimazione?
Questo parrebbe il solo modo per iniziare a scardinare una prassi purtroppo consolidata, per dare inizio ad una vera “metanoia” e ad una possibile inversione di tendenza. Per far questo inviterei tutti i professionisti impegnati in vari ambiti del mondo del lavoro, delle professioni e dell’imprenditorialità a far conoscere, anche attraverso questo giornale , la loro esperienza come un esempio virtuoso che dimostri come partendo dalla passione per la propria terra si possano trovare spazi per la propria realizzazione umana e professionale.
Queste testimonianze dovrebbero creare una rete, il cui fondamento è che la speranza è uno sguardo al futuro nel quale la vera certezza è una sola, cioè che il bene e la bellezza vinceranno, prima o poi, l’oscurantismo e il male.





