Quello che più preoccupa nella politica italiana è che c’è un grave scollamento tra cittadini e istituzioni, come traspare dalle elevate percentuali di astensionismo elettorale. Se nella prima repubblica i comizi – me li ricordo molto affollati – rendevano diretto il rapporto tra i cittadini e i rappresentanti politici, oggi questo rapporto è inficiato sia dall’attuale sistema elettorale, che propone spesso candidati selezionati dalle segreterie centrali, sia dalle nuove forme di comunicazione.
In La galassia Gutenberg: nascita dell’uomo tipografico (The Gutenberg Galaxy: the Making of Typographic Man del 1962), Marshall McLuan (1911-1980) sosteneva, che “studiando le trasformazioni culturali apportate dalla stampa nel mondo occidentale, si può giungere alla conclusione che il mezzo di comunicazione può avere, a lungo termine, più importanza del contenuto che trasmette, perché esso è un’estensione dei sensi, e di fatto, determina il modo in cui ci si rapporta al mondo e alla società”.

Il senso delle tesi di McLuan è che qualsiasi forma di comunicazione agisce sui nostri sensi e produce effetti sul modo in cui percepiamo la realtà. Dai graffiti o dai dipinti delle grotte paleolitiche e neolitiche, alla scrittura geroglifica egiziana e ai poemi omerici fino alla scrittura alfabetica che è ancora oggi la base della nostra scrittura, ad ogni cambiamento del medium si sarebbe correlato un cambiamento del modo di pensare. A ben considerare, l’inizio della filosofia nella Grecia classica coincise con l’affermarsi della scrittura alfabetica. Il metodo scientifico del Seicento con Galilei, Bacone, Cartesio è di poco successivo all’affermarsi della stampa a caratteri mobili. Insomma la particolare struttura comunicativa di ogni medium determina nei fruitori comportamenti e modi di pensare che costituiscono laforma mentis di un gruppo sociale in un certo periodo storico.
Il primo Novecento è stato il momento storico in cui si sono affermati i partiti di massa: sarebbe stato possibile ciò senza l’informazione più capillarmente diffusa dei giornali e l’invenzione della radio? E la contestazione degli anni Sessanta e Settanta nel mondo sarebbe stata possibile senza quel mezzo straordinario che è la televisione, che ci ha fatto vedere in diretta gli orrori della guerra del Vietnam, o senza la diffusione della discografia che portava nelle case la musica dei Beatles, il richiamo a El pueblo unido degli inti illimani, la musica rock di Joan Baez e Bob Dylan? La seconda metà del XX sec. ha visto il trionfo della televisione che, secondo McLuan, è un medium potente ma fondamentalmente passivo.
A differenza della televisione, l’Internet dei commerci e delle comunicazioni, che è l’aspetto fondamentale della globalizzazione, è invece un medium attivo che ci consente di interagire con persone in ogni parte del mondo e di poter accedere in modo facile a una quantità enorme di beni e di informazioni.
Se il medium cambia, come sosteneva McLuan, è inevitabile che il sistema sociale, produttivo e culturale si adegui: la nostra scuola è capace di avere insegnanti consapevoli e preparati a usare le tecnologie multimediali, compresi i telefonini, per insegnare agli alunni un uso responsabile dei nuovi strumenti di comunicazione?
Affidare la guida di una autovettura a una persona che non ne conosce l’uso è pericoloso: anche Internet è potenzialmente un pericolo per i bambini e i ragazzi che non sono consapevoli dei rischi. E, se anche ammettiamo che se ne faccia un uso responsabile e costruttivo, siamo sicuri di avere la capacità di gestire un’enorme quantità di informazioni, alcune scientificamente corrette altre frutto di disinformazione, riguardo alla politica, alla religione, ecc.
Internet induce facilmente a convincerci di sapere qualcosa su tutto e all’accettazione superficiale di “verità” assolute, con una scarsa disponibilità al dialogo.
La scuola pubblica della seconda metà del XX sec. forniva una quantità di informazioni molto più modesta di quanto oggi i media ci propongono, ma abituava a valutare le informazioni e a inserirle in un contesto complessivo, con tutti i limiti ma anche i vantaggi nel promuovere il senso critico. La scuola tradizionale veicolava e rinforzava anche un insieme di valori che contribuivano alla coesione familiare e sociale.
Se l’analisi è corretta, non dobbiamo meravigliarci che il sistema sociale attuale tenda a foggiare cittadini insofferenti al dialogo, convinti di possedere verità inconfutabili, che preferiscono alla fatica di comprendere la complessità del reale la via più semplice di attribuire a qualche complotto la causa di tutti i mali. E’ una deriva pericolosa che può favorire il sorgere di sistemi politici autocratici e la convinzione che in politica vale soltanto la legge del più forte.





